Lina Ferrara – Il sabato del rifugiato è iniziato, la mattina del 17 giugno, dalla chiesa avventista di Castel Volturno. Hope Channel Italia ha aperto una finestra che ha permesso alle chiese avventiste europee e in altri paesi di collegarsi e partecipare in prima persona al servizio religioso speciale dalla comunità campana, composta da rifugiati e migranti.

Il programma è iniziato alle ore 11.00 con i saluti dei vari organizzatori che hanno provveduto a dare visibilità alla giornata tramite la televisione web, la radio, facebook, ecc.

I saluti
Dag Pontvik, direttore di Adra Italia, ha ricordato che siamo tutti rifugiati e per questo dobbiamo essere accoglienti come nostro Signore e Creatore. «Adra Italia è impegnata in alcuni progetti a Castel Volturno e vogliamo che siano conosciuti nel mondo. Oggi ci seguono dall’Europa, dall’America, dal Sudamerica, ecc.».

Alessia Calvagno, di Rvs Roma, ha spiegato all’assemblea che il programma era trasmesso anche via radio e su Internet.

 

Vincenzo Annunziata, direttore delle Comunicazioni Uicca e di Hope Channe Italia (Hci), ha espresso gioia di essere con i fratelli e le sorelle di Castel Volturno, per rendere un servizio insieme con Adra Italia, «perché siate conosciuti e affinché, con la diretta, possano arrivare donazioni per i progetti a favore dei rifugiati di Castel Volturno, alla lode di Dio».

Corrado Cozzi, direttore del dipartimento Comunicazioni della Divisione intereuropea (Eud) e tra i fautori di questo evento internazionale, si è detto felice di essere a Castel Voltuno. «Possiamo creare questo contatto con il resto del mondo per dire “siamo con voi”, conosciamo la vostra storia. Il Signore ci sta benedicendo e continuerà a farlo. Da parte dell’Eud un buon sabato a tutti».

Victor Hulbert, responsabile delle Comunicazioni della Divisione transeuropea (Ted) ha manifestato gioia per essere nella chiesa di Castel Volturno. «Rappresento 22 paesi del nord Europa», ha affermato. «Abbiamo molti rifugiati che sono arrivati nei nostri paesi. Non posso dimenticare la recente tragedia del rogo di Londra. Sono morte tante persone e, tra di esse, anche dei rifugiati che abitavano lì. Vogliamo condividere la vostra storia così che le persone possano conoscerla».

Daryl Gungadoo, di Adventist World Radio (Awr), ha ricordato di conoscere l’Africa, essendo cresciuto in Costa d’Avorio. «Lavoro per Awr e oggi faremo alcune interviste con voi, tramite un cubo che sarà molto apprezzato in Italia perché può essere usato come un pallone da calcio», ha detto con umorismo.

Dopo aver preso il cubo-microfono e spiegato come usarlo, lo ha lanciato in mezzo al pubblico e chiesto a chi lo prendeva di presentarsi e poi di lanciarlo ad altri. Nella sorpresa e nel divertimento dei presenti, alcuni hanno raccolto l’inusuale microfono, si sono presentati e lo hanno lanciato. Abbiamo così scoperto che l’assemblea era formata soprattutto da ghanesi, ma anche da nigeriani e macedoni.

La lode
La lode dell’assemblea al Signore ha un posto dominante nella liturgia della comunità castellana, che dedica vari momenti al canto e alla preghiera. Per «l’appello all’adorazione» è stato letto il testo biblico: «Invece, questa parola è molto vicina a te; è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica. Vedi, io metto oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male; poiché io ti comando oggi di amare il SIGNORE, il tuo Dio, di camminare nelle sue vie, di osservare i suoi comandamenti, le sue leggi e le sue prescrizioni, affinché tu viva e ti moltiplichi, e il SIGNORE, il tuo Dio, ti benedica nel paese dove stai per entrare per prenderne possesso» (Dt 30:14-16).

È seguito un canto su Abramo, mimato con gioia dall’intera l’assemblea e poi un altro canto, la preghiera e infine il coro.

Il momento della raccolta delle decime e delle offerte è stato introdotto dalla lettura del testo di Ebrei 11: «Per fede Mosè, fattosi grande, rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del faraone, preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio, che godere per breve tempo i piaceri del peccato; stimando gli oltraggi di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto, perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa» (vv. 24-26).

La predicazione. Geremia 29
Il canto speciale del coro ha introdotto il sermone del past. Davide Malaguarnera, che ha predicato in italiano, con traduzione in inglese. Partendo dalla lettera inviata dal profeta Geremia agli esuli di Babilonia (Ger. 29), il pastore ha presentato la situazione del territorio di Castel Volturno, dove rifugiati e migranti arrivano e spesso sono sfruttati e finiscono per lavorare in nero, perché la maggior parte di essi vive in maniera non regolare e senza diritti riconosciuti.

Ha poi messo in parallelo l’esperienza vissuta dagli Ebrei deportati a Babilonia e quella dei migranti arrivati in Italia. «Immaginateli appena giunti a Babilonia, come voi appena arrivati qui», ha affermato, «La gente parla una lingua diversa che non capite. Da alcuni anni facciamo corsi di italiano qui, ma nonostante questo c’è ancora chi non parla italiano. Gli abitanti del luogo hanno una diversa cultura e vi guardano con diffidenza, come corpi estranei… In questo paese c’è anche un altro odore perché il cibo in Italia è diverso dall’Africa, come a Babilonia era diverso da Gerusalemme. Per questo il sabato mangiamo insieme il vostro cibo, per non dimenticare questi sapori».

Oltre alla diversità di lingua e cultura, ha ricordato anche quella religiosa, che in Italia è soprattutto cattolica, e la situazione critica in cui vivono le diverse fasce della popolazione italiana.
«Siamo in un paese dove il 10% della popolazione detiene il 46% della ricchezza», ha affermato il pastore. «Oggi gli anziani sono un problema perché tenerli in una casa di riposo costa. Abbiamo una sorella di chiesa che è ospitata in una casa di riposo e paga circa 1.800 euro al mese. Perciò capite che questo è un problema. Poi ci sono i giovani italiani che non trovano lavoro o se lo trovano è in nero e sono spesso sottopagati. Non è un caso che diversi ragazzi italiani sono migranti e vanno in altri Paesi per trovare fortuna. Per non parlare dei 40enni e 50enni che all’improvviso perdono il lavoro. Questa è un po’ una radiografia del nostro paese».

Il pastore ha poi riportato l’attenzione dell’assemblea alla situazione degli esuli in Babilonia e al messaggio di Geremia. «Nella lettera, Geremia era preoccupato della situazione del paese e che cosa fa un profeta di Dio? Si interroga sulle vicende politiche e si sforza di vedere il nesso tra quello che accade e i disegni di Dio. Ecco il compito del profeta Geremia che è preoccupato del welfare ai tempi della crisi, che lui chiama bene e benessere».

«E che cosa fa Geremia?», ha chiesto il past. Malaguarnera. «Scrive una lettera a quelli che sono stati deportati in Babilonia» e comunica un messaggio da parte di Dio. Nel leggere il testo, il pastore ha ricordato che Babilonia rappresentava per l’antico Israele la potenza del male.

Cercare il bene della città. Come?
Ecco il messaggio trasmesso da Geremia: «Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare, e pregate il SIGNORE per essa; poiché dal bene di questa dipende il vostro bene» (Ger 29:7).

«Questo è il nostro compito: cercare il bene del paese che ci ospita, come credenti», ha aggiunto Malaguarnera. «Vi voglio ricordare che noi tutti siamo pellegrini in questo mondo e tutti sappiamo dove si trova la nostra vera dimora, non è quella ereditata da mamma e papà, ma è quella in cielo».

Poi ha evidenziato, in 4 punti, che cosa significa «cercare il bene del paese che ci ospita»:
1. Non sentirci estranei e diversi dagli altri perché siamo tutti figli dello stesso Dio. «Abbiamo un colore diverso, ma il nostro Padre è uno e siamo fratelli e sorelle in Cristo». Integrarsi non significa perdere la propria cultura ma condividere le difficoltà del paese e interrogarsi su come poter e dover dare il proprio contributo.

2. Mettere in moto tutte le energie e le strutture, l’inventiva e la vocazione al servizio della persona, «affinché sia soggetto di diritti e oggetto di sollecitudine». Va fatto insieme a tutti gli organismi laici o religiosi che si pongono gli stessi obiettivi sociali.

3. Come suggerisce Geremia, «non ci dobbiamo limitare a cercare il bene di questo Paese che, seguendo la stessa logica è anche il nostro, ma dobbiamo anche pregare per tutto il Paese, per i deboli e per i forti, per le autorità e per quelli che detengono il potere e ambiscono a conquistarlo; pregare perché capiscano che il potere è dato loro per offrire un servizio. Il politico dovrebbe esser al servizio dell’altro e cercare il bene comune. Allora preghiamo perché ciascuno possa vedere nel volto dell’altro quello di Dio e portare il rispetto dovuto a Dio. Quando vedo l’altro vedo l’immagine di Dio».

4. Infine, guardare al futuro e con ottimismo, «perché la speranza è tutto purché sia una speranza fattiva, lungimirante. Con Adra Italia e le altre associazioni abbiamo pensato di attivare il progetto “Lavoriamo terre migranti”, per dare dignità e diritti alle persone. Sembrava all’inizio qualcosa di troppo grande, ma oggi grazie alle associazioni è diventato realtà. Dobbiamo essere tutti impegnati affinché come cristiani possiamo essere responsabili delle persone che Dio mette sul nostro cammino».

Avviandosi alla conclusione della predicazione, il pastore ha affermato: «I membri di questa comunità mi hanno insegnato in questi anni che dobbiamo sempre confidare in Dio ed essere felici per tutto ciò che abbiamo ricevuto. Ascoltando le loro storie e sapendo dove abitano, quando li vedo arrivare il sabato mattina in giacca e cravatta, con il sorriso, significa che non vedono ciò che non hanno ma vedono ciò che hanno, e questo ci fa capire che apparteniamo a Dio. Siamo una grande famiglia».

Ha quindi concluso con il versetto: «”Infatti io so i pensieri che medito per voi”, dice il SIGNORE: “pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza“» (Ger 29:11).

Ringraziamenti al Signore
Victor Hulbert ha preso la parola: «È una benedizione stare qui con voi oggi e cantare insieme. Anche il sermone e quello che il pastore ha detto su di voi e su quello che fate qui sono stati per me una benedizione».

Ha poi lanciato il cubo-microfono tra i presenti e ha chiesto a chi lo prendeva di condividere le benedizioni ricevute da Dio nella settimana.

Eccone alcune:
«Ringrazio Gesù per avermi dato la vita e mi è vicino» (donna, Filippine);
«Quando sono arrivata in Italia non sapevo che cosa fare e ringrazio Dio per avermi dato speranza» (donna, Nigeria);
«Ringrazio Dio per essere intervenuto nella mia vita e per aver fatto molto» (uomo, Ghana); «Ringrazio Dio per avermi guarito perché in settimana sono stata male e ora posso essere qui. È stato Dio a mettermi in questa comunità perché ha guidato me e la mia famiglia in un modo speciale» (donna, Fiji);
«Dio mi ha protetto nel mio viaggiare su e giù, e ha protetto anche la mia famiglia; per questo lo ringrazio» (uomo, Ghana).

Cantando, l’assemblea ha lasciato la sala, in ordine, e si è preparata per il pranzo comune, offerto da Adra Italia.

 

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